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Mauro Casiraghi si autopubblica. “Creo un’alternativa allo scarso coraggio degli editori, grazie ad Amazon e al mio agente letterario”

Scritto da Redazione on . Postato in Autopubblicazione, Autori, Editori, In evidenza, L'agente letterario, Libri

Lo scrittore e sceneggiatore televisivo Mauro Casiraghi pubblica il suo ultimo romanzo “Un chilo di cenere in versione eBook affidandosi all’autopubblicazione, ad Amazon e a un’agente letteraria che per l’occasione è diventata anche un po’ editore. Bibliocartina ha dialogato con l’autore per capire le ragioni di una scelta che in Italia è senz’altro fuori dagli schemi. Per quanto ancora, tuttavia?

Di che cosa parla “Un chilo di cenere”?, chiediamo prima di tutto. “Si tratta di un romanzo su una famiglia sui generis”, risponde Casiraghi; “una famiglia divisa e lacerata a causa della bigamia del capofamiglia, e che poi improvvisamente, si ritrova di nuovo insieme nei momenti che precedono il trapasso di lui, mentre tutt’attorno imperversa una tormenta di neve. È un romanzo che affronta la prospettiva della fine di una vita, l’idea della morte con tutto ciò che essa comporta. Un tema che m’interessa da sempre insieme a quello della memoria, affrontato nel mio primo romanzo”.

Nei suoi primi giorni di vita “Un chilo di cenere” ha occupato l’ambita Top 10 degli eBook più scaricati da Amazon. Tuttavia il percorso che ha visto questo testo debuttare sul mercato è stato tutt’altro che semplice. “Prima che decidessi di pubblicarmi su Amazon ho ricevuto numerosi dinieghi. Per oltre un anno ho girato tra vari editori, anche grazie ai contatti derivanti dal discreto successo del primo romanzo “La camera viola” (che oltre ad aver vinto i premi “Carlo Cassola” e “Carver 2008”, ha venduto circa 2000 copie cartacee, un risultato più che discreto per lo stato del mercato attuale) pubblicato da Fazi Editore. Ma la risposta che ho ricevuto è stata sempre la stessa, sia dai grandi sia dai medio-piccoli: “il romanzo è valido, ma non possiamo pubblicarlo, perché non sapremmo come promuoverlo”. “Dai piccoli editori, sinceramente – commenta Casiraghi – mi sarei aspettato più coraggio. Si vede che anch’essi iniziano pesantemente a subire la tirannia dello scaffale”.

Che cosa vuol dire “tirannia dello scaffale”? “Oggi i libri si avvicendano sugli scaffali e sulle vetrine delle librerie a una velocità forsennata”, spiega. “Risultato? Che un editore può scommettere solo su quei libri che è possibile vendere immediatamente, promuovendoli con facilità e immediatezza. Testi come i miei, che non sono di facilissima lettura, che hanno bisogno di essere lasciati decantare per essere apprezzati, si ritrovano gioco forza svantaggiati”. L’elenco delle sigle cui Casiraghi si è rivolto è lungo, “si può dire che comprende tutti gli editori italiani, l’unico con cui non ho provato è stato Feltrinelli”. Hanno detto no Einaudi, Mondadori, Rizzoli, Bompiani, ma anche case editrici più piccole e per certi versi più sperimentali, quali Fandango o Minimum Fax. Alcuni dinieghi, tuttavia, accompagnati da una lettura critica appassionata, hanno dato a Mauro Casiraghi la spinta per tentare strade alternative. “In un certo senso, da una parte ascoltare le letture e gli incoraggiamenti che nonostante tutto mi sono arrivati da editor verso i quali nutro stima – quali Mario Desiati per Fandango, e Nicola Lagioia per miminum fax – dall’altra provare a riflettere su quanto la congiuntura attuale del mercato editoriale stia legando le mani e scoraggiando anche i più innovativi, mi è servito per decidermi a provare con l’autopubblicazione.

La copertina di un chilo di cenere

Quello di “Un chilo di cenere” non è in realtà il debutto tout court di Mauro Casiraghi nel mondo del self-publishing. “Avevo già sperimentato all’inizio di quest’anno con “5 morti inutili”, una brevissima raccolta di racconti uno dei quali è poi diventato un capitolo di “Un chilo di cenere”. E sia le vendite, sia le recensioni dei lettori, mi hanno fatto capire che la strada del self-publishing è buona, quando si riesce a garantire la qualità dell’opera sotto tutti i punti di vista”.

Come fare dunque per svolgere le funzioni di editore di se stessi, senza rinunciare alla qualità e competenza indispensabili in tutti gli stadi della creazione di un libro (e un eBook non ne vuole di meno)? La soluzione trovata da Casiraghi è innovativa: l’autore si è infatti rivolto a un’agenzia letteraria, AC² Literary Agency, “diretta da Anna Mioni, che conosco da lungo tempo e di cui in tutti questi anni ho sempre seguito il percorso professionale”. Ed è stata l’agenzia letteraria a svolgere le tipiche funzioni dell’editore: dall’editing, alla correzione di bozze, alla cura della veste grafica, alla promozione del libro presso il pubblico e presso i critici, perché, afferma Casiraghi, “uno degli aspetti collaterali dell’autopubblicazione che su di me pesano di più, è la poca lettura da parte dei critici. Gli eBook su Amazon non si possono regalare, ne consegue che il libro vive spesso in una sorta di bolla propria, in cui la presenza dei lettori è nutrita e vivace, ma il giudizio dei critici e degli esperti è assente. E personalmente, visto anche il tipo di romanzi che scrivo, ci tengo invece moltissimo. Anche su questo terreno AC² sta seguendo il percorso del libro”.

Da un punto di vista delle mansioni, l’agenzia dunque si avvicina all’editore, ma sul piano contrattuale e dei compensi rimane un’agenzia; una sperimentazione già vista negli Stati Uniti, ma ancora molto innovativa in questo paese. “Pubblicando con Amazon ottengo in ricavato il 70% del prezzo di copertina, mentre il 30% rimanente lo trattiene Amazon. L’agenzia letteraria riceve invece il 10% del mio ricavato”, spiega Casiraghi. “Pubblicando con un editore tradizionale, in genere un esordiente riceve fra il 7% e l’8% del prezzo di copertina.” Una bella differenza. “Certo, nessuna illusione sui numeri reali. Essere nella Top 100 di Amazon negli Stati Uniti significa realizzare cifre ad almeno due zeri in più, rispetto alla Top 100 italiana. Dal punto di vista economico questa strada non porta certo alla ricchezza, ma quanti scrittori scrivono per diventare ricchi? In Italia per uno scrittore conta soprattutto il prestigio. E in ogni caso, tornando anche al discorso di prima sulla tirannia dello scaffale, il vantaggio di una piattaforma di autopubblicazione è che il libro rimane in vendita per tutto il tempo che vuoi, e non sparisce dalla vetrina nel giro di pochi giorni. I numeri si possono continuare a realizzare per un periodo di tempo ben più lungo.”

L ’esperimento intentato da Casiraghi e da Anna Mioni apre, dunque, complessivamente, “un’alternativa di tipo culturale, che può servire anche ad altri autori, ad esempio per evitare di cadere nella trappola degli editori a pagamento. In un momento in cui gli spazi di un’editoria in evidente difficoltà si fanno sempre più soffocanti, per me l’autopubblicazione in collaborazione con un’agenzia letteraria è stata l’occasione per garantirmi lo spazio di espressione di cui avevo bisogno”, spiega lo scrittore.

E se dovesse presentarsi ora, un editore per il nuovo romanzo? “Sicuramente pubblicare il libro in edizione cartacea sarebbe un’altra cosa. Sono fra quelli che ritengono il libro di carta molto più umano, più vicino a noi. Invecchia e cambia con noi, mentre un eBook è sempre quello ed è del tutto privo della possibilità di trasmettergli vita. Se venisse a bussare un editore alla mia porta, certo sarei contento. Ma sono già così contento adesso, che non ci penso proprio a questa possibilità.”

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