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Lavoratori precari dell'editoria

Precari: “L’editoria non è un mondo dorato; la retorica della gavetta spesso impedisce di ribellarsi”

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Qualche giorno fa abbiamo rivolto a Re.re.Pre, la rete dei lavoratori precari dell’editoria libraria, una serie di domande per comprendere più a fondo il significato di “precariato” all’interno del mondo editoriale. Ecco oggi le loro risposte, pubblicate in due parti. Nei prossimi giorni Re.re.Pre incontrerà Stefano Boeri, assessore alla Cultura del comune di Milano, su proposta dell’assessore stesso.

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Milano, Rete redattori precari “In Mondadori ed RCS più del 50% di contratti atipici”. Le nostre domande a Re.Re.Pre sul precariato

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La Rete Redattori Precari, un gruppo autorganizzato di lavoratori dell’editoria milanese, ha pubblicato questa mattina sui suoi profili social un manifesto in cui si afferma che circa il 55% dei redattori presso le case editrici Mondadori (Mondadori Libri, Sperling, Piemme) e circa il 50% dei redattori presso il gruppo RCS (Rizzoli, Bompiani, Adelphi) lavora con “contratti atipici”.

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Lettera a un redattore da una traduttrice letteraria: “L’editoria italiana di traduzioni si finanzia con i compensi dei collaboratori free-lance”, di Isabella Zani

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Pubblichiamo, con il permesso dell’autrice, una lettera rivolta da Isabella Zani, traduttrice letteraria dall’inglese, al mondo editoriale italiano. Nella lunga lettera si rivolgono critiche taglienti al sistema di gestione delle collaborazioni freelance da parte dell’editoria italiana. La pubblichiamo in due parti:

“Caro Redattore

la spero bene, e la avverto che non sarò breve.

Scrivo di nuovo a lei perché non ho indirizzi e-mail affidabili per la presidenza della sua Casa Editrice, reale destinataria di questo messaggio; ma in ogni caso perché fu lei a telefonarmi diversi giorni fa, per riferirmi che il pagamento dovuto per la traduzione consegnata il 10 maggio – pagamento che attendevo alla fine di luglio (fidando sul consueto termine di sessanta giorni «fine mese») ma che, trascorsi inutilmente lo stesso mese di luglio e poi il mese di agosto, mi era stato annunciato per la fine di agosto con «valuta ai primi di settembre» – era stato nuovamente rimandato alla fine di settembre (120 giorni fine mese dalla consegna, tanto per tenere i conti). Annuncio che peraltro poggiava solo sulla sua e mia buona fede, perché i documenti ufficiali in questi casi (ordini di bonifico, matrici di assegni, chissà) rimangono sempre misteriosi.

Lei ascoltò quanto avevo da dire in merito a questo comportamento da parte dell’Azienda per cui lei lavora; affermò che mi avrebbe compresa se in futuro non avessi più accettato di lavorare per voi (ma io ho bisogno di più lavoro, non meno); si disse concorde con le mie opinioni ma impotente a cambiare la situazione, e mi salutò esprimendo la speranza di potermi richiamare presto con notizie confortanti, cosa che a distanza di oltre una settimana non è accaduta. Ma in effetti sono abbastanza certa che lei per primo non credesse al suo auspicio, come non vi credetti io: perché siamo adulti e professionisti che, sebbene con mansioni diverse, dipendono da un editore di libri per il proprio sostentamento, e sappiamo ormai anche troppo bene che l’editoria libraria è un’industria governata dall’arbitrio, quando non dal vero e proprio capriccio.

Come definire altrimenti che arbitraria la decisione improvvisa – e che non mi sarebbe stata comunicata a meno di numerosi e umilianti solleciti – da parte della vostra presidenza di sospendere i pagamenti ai collaboratori, malgrado i contratti firmati, malgrado l’esecuzione e la consegna puntuale del lavoro, malgrado i patti? Le ragioni, ovviamente, non sono difficili da immaginare. I libri sono oggetti amatissimi che però non rendono molto; forse già da quando esistono, ma in questi ultimi tempi di sconquassi finanziari ed economici meno che mai, ed evidentemente il primo semestre di quest’anno per l’editoria nazionale è stato davvero il «bagno di sangue» che si sente menzionare qua e là. Quindi le casse sono vuote, i conti non tornano, e allora che cosa si fa? Si aspetta a pagare i traduttori (e magari i revisori esterni, i grafici, chissà quanti altri collaboratori dotati di potere contrattuale e strumenti di rivalsa scarsi o nulli). E quanto si aspetta? Un mese, due, tre, in realtà nessuno può dirlo perché la decisione è in mano a un gruppo ristretto o perfino a una sola persona, che può rimandare il saldo del dovuto a proprio piacimento senza nemmeno sentirsi in dovere di avvisare se non è il creditore a chiedere notizie, chiedere notizie, chiedere notizie, a scapito del propro tempo e della propria serenità. Pagheremo quando potremo.

Ogni tanto mi diverto a immaginare che cosa succederebbe se, a contratto firmato e magari diverse settimane dopo l’assegnazione del lavoro, a una richiesta di informazioni sulla consegna di una traduzione rispondessi «Cosa vuole che le dica, consegnerò quando potrò. Ora non è possibile». Potrei strappare un sorriso incredulo oppure ottenere una reazione sdegnata, vedermi agitare davanti agli occhi lo spettro della rescissione del contratto e negare il compenso pattuito. Insomma è probabile che mi ritroverei senza i soldi. Vale a dire, il medesimo risultato che ottengo adesso lavorando con diligenza e rispettando gli impegni: infatti sono passati quattro mesi da che ho fatto la mia parte, e mi ritrovo senza i soldi, e non so quando li avrò.

(qui la seconda parte)

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FNAC, la mobilitazione dei dipendenti questa sera arriva a Roma

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La protesta dei lavoratori FNAC Italia, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi, continua e arriva oggi a Roma a Piazza del Popolo, alle 21.30. Allo stesso modo che a Milano, la mobilitazione segue dunque il calendario della Vogue Fashion Night out, evento cittadino legato al mondo della moda. Lo ricordano infatti gli stessi dipendenti FNAC nel comunicato di mobilitazione che hanno scritto: “la scorsa settimana a Milano in occasione della Vogue Fashion’s Night Out, i dipendenti di Fnac Italia – a rischio chiusura – hanno manifestato in via Montenapoleone di fronte a Gucci, marchio di punta del Gruppo PPR, di cui Fnac fa parte”. Oggi la manifestazione è prevista a Roma, mentre il 18 settembre sarà a Napoli, come aveva comunicato a Bibliocartina nei giorni scorsi anche Giuseppe, un dipendente FNAC che abbiamo intervistato. A Roma il gruppo FNAC possiede un punto vendita situato nel Centro Commerciale “Porta di Roma”, che impiega circa 50 dipendenti. A Napoli, invece, il punto vendita si trova nel popoloso quartiere del Vomero.

I lavoratori FNAC Italia, che hanno ottenuto già numerose espressioni di solidarietà da clienti e amici, in particolare attraverso la loro attiva pagina Facebook, chiedono all’azienda un pronunciamento chiaro e tempestivo sulla situazione del marchio e dell’azienda nella penisola. Protestano contro il fatto che, a fronte di dichiarazioni del gennaio scorso in cui il management del gruppo sosteneva che non ci fossero più le condizioni per investire in Italia per FNAC, nei nove mesi successivi nessuno si sia preoccupato di comunicare con i dipendenti e di metterli in condizione di conoscere il proprio destino in FNAC. A questo proposito, Bibliocartina ha interpellato due giorni fa la Responsabile dell’Ufficio Stampa internazionale FNAC Gaëlle Toussaint la quale ha fatto riferimento a una possibile dichiarazione dei vertici prevista la prossima settimana.

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Redattori a 3,5 euro l’ora? Tutto normale è il “servizio civile”. Anzi no, non lo è.

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In questi giorni in rete circola un annuncio di ricerca di redattori e addetti stampa per collaborazione “con associazione attiva nel panorama politico italiano ed internazionale”, come si legge sul portale Bakeca.it e su altri portali specializzati, per una retribuzione di 430 euro nette mensili e 30 ore di lavoro la settimana (equivalenti a 3,5 euro nette l’ora).  Una cifra che farebbe saltare dalla sedia in molti, e che invece, è purtroppo del tutto normale, anzi giustificata a quanto pare, se la collaborazione avviene all’interno del Servizio Civile nazionale. Questo almeno, è ciò che abbiamo scoperto contattando l’associazione “Esperanto” Radikala Asocio (ERA) che gestisce il portale www.democrazialinguistica.it; “per nuovi progetti che partiranno a ottobre”, ci ha spiegato un addetto dell’associazione contattato telefonicamente da Bibliocartina, ERA “cerca in totale 18 giovani di 28 anni al massimo” da impiegare appunto come addetti stampa e/o redattori, “per un progetto in parte lavorativo e in parte formativo”. Quanto all’entità del compenso, “purtroppo questi sono i soldi stanziati dal Servizio Civile e non possiamo offrire di più”.

Scopriamo, navigando il sito, che ERA costituisce una “associazione costituente del Partito Radicale nonviolento, transnazionale e transpartito”: una Onlus di derivazione politica, in poche parole, per quanto di un partito ‘transpartito‘. Il progetto cui fa riferimento l’addetto è evidentemente quello delle “Italianiadi“, un progetto di animazione culturale di ERA ideato in collaborazione con la società Dante Alighieri, che punta alla valorizzazione della lingua italiana e che fa appunto parte dei progetti sponsorizzati dal Servizio Civile nazionale per il 2012. Peccato, facciamo notare al gentile addetto, che negli annunci che si trovano in rete non si faccia alcuna menzione di nessun Servizio civile, anzi si specifichi un normalissimo ‘contratto di un anno’L’addetto non risponde a questa considerazione, anzi reagisce con un lungo silenzio. Forse è dovuto al fatto che i nominativi delle 18 persone selezionate per il Servizio Civile sono già stati addirittura pubblicati da tempo?  E che le modalità di selezione dei volontari adoperate dal Servizio Civile, tanto per la formazione delle prime graduatarie quanto per un successivo recupero dei posti, non prevedono la pubblicazione su portali di annunci generici come Bakeca.it?

Siamo di fronte a ciò che sembra a prima vista, ovvero un comune annuncio per una collaborazione sottopagata? Gli annunci di collaborazione pubblicati dal portale Democrazia Linguistica hanno qualcosa a che fare, o no, con le graduatorie del Servizio Civile? In attesa di eventuali chiarimenti e di fronte a quanto ci è stato detto o non detto dagli addetti contattati telefonicamente, non possiamo che basarci su quanto leggiamo con i nostri occhi: c’è un’associazione che cerca persone retribuite a 3,50 euro l’ora per un anno per svolgere una mansione specialistica di redattore e/o di addetto stampa; un ruolo per il quale, in base a un contratto regolare CCNL, si dovrebbe percepire come minimo il triplo, con contributi previdenziali pagati, ferie e malattie retribuite, assicurazione sul lavoro e magari anche una vera redazione di professionisti con i quali confrontarsi attorno a sé.

E se alla fine saltasse fuori che è uno stage? Ad aggiungere confusione alla confusione, nel citato annuncio di Bakeca.it alla voce “contratto” della scheda annuncio c’è scritto proprio stage/tirocinio. Della cosa non si fa invece alcuna menzione su Infocity, che ha pubblicato lo stesso annuncio (lettura a pagamento); su tutti gli annunci ad ogni modo, nel testo interno si legge la stessa cosa:  ‘contratto di 12 mesi’. Da una parte, tuttavia, si parla di 3 figure, dall’altra di una sola.

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“Penna e spada”: nuova rubrica di Bibliocartina sulle condizioni lavorative del settore editoriale e giornalistico

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Non staremo a darvi troppe spiegazioni sul perché di una rubrica come questa: le spiegazioni, più che altro, le chiederemo a coloro che hanno il coraggio di offrire posizioni di lavoro giornalistico a 3,5 euro l’ora. E no, non pubblicheremo annunci di lavoro; il nostro intento su Bibliocartina è creare informazione e tutt’al più intrattenimento riguardo al mondo dei libri. Tuttavia, proveremo a fare ciò di cui riteniamo ci sia più bisogno: non daremo per scontato e non prenderemo per buono ciò che in giro viene offerto, proveremo a squarciare veli e ad andare a scandagliare le ragioni di certe realtà. A presto per i primi articoli, e se avete segnalazioni da fare, scrivete pure a redazione @ bibliocartina.it.