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Stati Uniti, le librerie indipendenti contro Amazon e le grandi case editrici: “accordi privati sul DRM per controllare il mercato”

Scritto da Redazione on . Postato in Editori, eReader, Librerie, Tecnologie

3 marchi di librerie indipendenti americane hanno intrapreso una class action contro Amazon accusando la multinazionale di puntare al monopolio del mercato degli eBook contrattando con le più grandi case editrici d’America l’uso del DRM sui loro eBook.

La notizia proviene dall’edizione USA dell’Huffington Post: 3 Davide indipendenti – Book House of Stuyvesant Plaza, Albany, N.Y., Fiction Addiction di Greenville, S.C., e Posman Books di New York – hanno dunque puntato il dito contro 7 Golia: le “Big Six”, come vengono chiamate in America le sei maggiori case editrici sul mercato – Random House, Penguin (oggi fuse in Penguin Random House), Hachette, HarperCollins, Simon & Schuster e Macmillan – e Amazon, che fino a pochi mesi fa era sul proscenio nei panni dell’accusatrice di cartelli altrui, con protagoniste le stesse case editrici. Nella fattispecie accusava, d’accordo con il Dipartimento di Giustizia Americano e con la Commissione Europea, la rivale Apple per  aver stretto con gli editori accordi di cartello sul prezzo degli eBook.

Stavolta non è la leva del prezzo sotto accusa, ma quella tecnologica. Secondo le 3 librerie indipendenti che hanno sporto denuncia, Amazon ha stretto accordi con le sei grandi case editrici per apporre una protezione DRM (acronimo di Digital Restrictions Management) sui loro eBook. La protezione DRM è una sorta di “lucchetto” con chiave crittografata che fa sì che l’eBook acquistato su Amazon e dunque scaricato sul proprio Kindle o su un tablet dotato di applicazione Kindle per la lettura non possa essere poi trasferito o inviato ad un altro dispositivo; è a causa di questo sistema che gli eBook non sono prestabili, non sono oggetti che possono viaggiare da una mano all’altra, non sono in sostanza libri, con buona pace di chi sostiene il contrario; sono, semmai, esperienze di lettura fornite da un organizzatore di eventi: Amazon. Una delle conseguenze di questo sistema di protezione digitale dei contenuti è che se gli utenti desiderassero, per esempio, acquistare un nuovo dispositivo di lettura non compatibile con le applicazioni Kindle, non potrebbero usarlo per leggere i libri già acquistati su Kindle. Dovrebbero comprarne una nuova copia compatibile con il dispositivo in questione. Allo stesso modo, le copie acquistate su Amazon sono leggibili solo tramite Kindle, e le copie di lettura per chi ha un Kindle sono acquistabili solo attraverso Amazon. Se, mettiamo il caso, il proprietario di un Kindle si presentasse un giorno alla porta di un libraio indipendente, online oppure offline, desiderando acquistare lì una copia dell’eBook appena scelto, tale libraio non potrebbe fare altro che indirizzare il cliente su Amazon, o tutt’al più affiliarsi egli stesso ad Amazon.

Anche sull’uso del DRM Amazon arriva seconda dopo Apple, la quale – come specifica il testo della denuncia presentata – fu la prima azienda tecnologica a vendere su iTunes prodotti musicali prodotti da DRM, decidendo poi nel 2009 di eliminare tale strumento di controllo, dopo numerose proteste. Amazon, dal canto suo, è finita recentemente sotto i riflettori anche per via di un’inchiesta giornalistica tedesca che ha svelato i controlli disumani esercitati sui lavoratori di uno dei centri di smistamento dei prodotti in Germania (il contratto con l’azienda che gestiva la sicurezza è stato prontamente cancellato non appena emersa l’inchiesta), e ha peraltro già annunciato di volersi fare spazio anche nel mercato dell'”eBook usato”, ovvero sta studiando l’apertura di un Digital Marketplace in cui sia possibile rivendere un file digitale (eBook, mp3, o file video) precedentemente acquistato, trasferendone così i diritti di utilizzo. I dettagli di questa idea non sono ancora chiari, ciò che è chiaro è che il ruolo che questa multinazionale sta cercando di disegnare per sé non è quello di un produttore che realizza un prodotto e lo vende trasferendone la proprietà all’acquirente. Il ruolo di Amazon è sempre più simile a quello di un gestore di esperienze di fruizione culturale, di cui l’azienda punta a essere il controllore dal principio alla fine. L’erosione dei margini che il successo di Amazon sta comportando nei confronti delle librerie indipendenti “brick and mortar” come si dice in inglese, o se preferite “in carne e ossa” dei librai che ci lavorano, coincide con la ricerca di una trasformazione antropologica dell’esperienza libresca, in cui l’attività della lettura diventa del tutto prevalente sul valore dell’oggetto libro. Non si acquista più il libro, si acquista una lettura. Si consuma un’esperienza visiva, appunto, e si paga per quella. Un po’ come noleggiare un film sulla pay-tv. Il libro come opera perde valore ogni giorno che passa, rispecchiando così perfettamente i tempi odierni; tempi in cui solo apparentemente si viaggia a grande velocità verso un futuro non meglio descritto, in realtà si brucia forsennatamente il presente: perché l’esperienza si consuma, l’opera resta; dopo di noi, se ci sarà qualcuno.

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