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Servizio Bibliotecario Nazionale: personale dimezzato e budget ridotto da 2,2 mln euro a 1,3 mln di euro

Scritto da Redazione on . Postato in Altro, Biblioteche, In evidenza, Politica

L’Istituto Centrale per il Catalogo Unico che gestisce centralmente la rete del Servizio Bibliotecario Nazionale, composta da oltre 5.000 biblioteche su tutto il territorio nazionale, si è vista ridurre negli ultimi 3 anni il budget di circa 1 milione di euro, il personale è sceso da 90 a 43 persone in pochi anni. Le spese ammontano a circa 2 milioni di euro e se la politica di tagli non si fermerà l’impossibilità di coprire le spese per l’appalto del CED (Centro Elaborazione Dati), dell’hardware, del software e delle manutenzioni e servizi correlati è più che un rischio: è una certezza. La lettera che il Presidente dell’AICI (Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane) Valdo Spini e la Segretaria Generale Gabriella Nisticò, con il consenso dei lavoratori dell’Istituto, hanno rivolto al Ministro della Cultura Massimo Bray è solo l’ultimo grido d’allarme di una situzione che già da 3 anni almeno vede un impoverimento letterale dell’ICCU, a fronte di un servizio come l’OPAC i cui numeri di utilizzo sono sbalorditivi: 2,5 milioni di visitatori l’anno, dai 12 a 14 milioni di descrizioni bibliografiche create (titoli presenti a catalogo), localizzati in circa 60 milioni di esemplari in tutto il territorio nazionale; 52 milioni di ricerche bibliografiche l’anno (1 milione di ricerche la settimana) con centinaia di milioni di hit sul sito; circa 200mila accessi giornalieri della base dati gestionale, ovvero centinaia di migliaia di bibliotecari, volontari, precari, studenti con borsa di studio che arricchiscono il catalogo collettivo nazionale tutti i giorni. Questo mentre il personale della società Almaviva che gestisce il CED (Centro Elaborazione Dati), vincitrice di una gara d’appalto su base europea, è sceso in base all’ultimo contratto in fase di rinnovo da 12 persone a 8. Già in precedenza era stato interrotto il servizio 24 ore su 24, con il taglio del turno di manutenzione notturno. Per non parlare del personale interno all’ICCU, più che dimezzato, senza un minimo ricambio generazionale e trasferimento di conoscenze, come denuncia lo stesso comunicato dell’AICI: “da anni i pensionamenti non vengono compensati da nuove assunzioni, ma soltanto provvisoriamente e in misura minima da collaborazioni esterne. Si interrompe così il passaggio di saperi ed esperienze che da sempre ha completato la formazione dei colleghi più giovani: è tutto il bagaglio di conoscenze tecnico-scientifiche relativo al materiale antico e manoscritto, alla catalogazione e alla gestione dell’informazione che si perde, nella totale indifferenza di chi ha responsabilità di governo”.

Il ministro Bray non ha ancora risposto al comunicato dei lavoratori ICCU: in compenso, la Direzione Generale del ministero ha intimato il silenzio stampa ai suoi lavoratori, motivo per cui non riveliamo le fonti delle informazioni che leggete in questo articolo.  Gli onorevoli Elisa Mariano e Matteo Orfini hanon rivolto un’interrogazione parlamentare al Ministro.

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