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Nicola Zingaretti incontra l’editoria romana. “Urbanistica e cultura vanno insieme; l’editoria ha bisogno di spazi nella città” (I)

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Questa mattina presso il cinema Nuovo Sacher di Roma circa 150 operatori del mondo del libro romano hanno partecipato all’incontro con Nicola Zingaretti, attuale presidente della provincia e candidato alle prossime elezioni regionali nel Lazio.

Prima del comizio conclusivo del candidato, sono brevemente intervenute varie personalità del mondo del libro, moderate dal giornalista Gioacchino De Chirico, che hanno espresso il punto di vista dei lettori, degli editori, dei librai e degli autori. Per il gruppo di lettura “Monteverde legge”, fondatore della bibliolibreria Plautilla recentemente aperta, Maria Teresa Carbone ha espresso la necessità di fare più rete per coinvolgere le persone, anche quelle con più difficoltà per motivi di salute, nella rete della lettura e dell’incontro. Andrea Palombi, editore della romanza Nutrimenti Edizioni ha preso la parola a nome dell’osservatorio degli editori indipendenti ODEI, denunciando le difficoltà dell’editoria indipendente (che rappresenta una fetta consistente dell’editoria romana) a resistere alla concentrazione dei gruppi editoriali padroni dell’intera filiera del libro. “5 grandi gruppi editoriali italiani detengono oggi il 60% del mercato”, ha dichiarato Palombi, “è evidente che tanta concentrazione va nel senso opposto del favorire e valorizzare la bibliodiversità”. Al candidato alla Regione Palombi ha chiesto “innanzitutto di rifinanziare la legge regionale sull’editoria, che è stata sospesa negli anni della giunta Polverini”, e in secondo luogo di aprire spazi fisici per l’editoria indipendente locale. “Ci vorrebbe una Eataly del libro a Roma: un luogo dedicato al coworking, alla vendita e alla lettura dei libri, all’incontro fra gli operatori, possibilmente una foresteria per ospitare scrittori e autori”. In generale il tema dell’intreccio fra luoghi, spazi fisici, e promozione della cultura è stato il leitmotiv dell’intero incontro. Lo ha ripreso da un altro punto di vista anche Nadia Coppola della Libreria Croce di Roma, allarmando la platea sul “rischio di sparizione delle librerie indipendenti da qui a pochi anni, come dicono i dati recenti. Nella stessa Milano hanno chiuso, solo nell’ultimo anno, circa 20 librerie indipendenti”, ha ricordato Coppola, chiedendo ai librai di “unirsi in una filiera del libro alternativa a quella dei grandi gruppi, che punti sul servizio al pubblico, sulla professionalità”. Coppola ha inoltre insistito sull’importanza di “destinare i negozi storici alle librerie, specie nel centro delle città, dedicare bandi specifici alle imprese culturali. Perché per un cinema che chiude, deve aprire un negozio Luis Vuitton?”. Anche Christian Raimo, intervenuto a nome della rete degli scrittori TQ, ha puntato fortemente il dito sulla sinergia tra urbanistica e cultura. “Il nome attorno al quale occorre ricostruire un progetto di politica culturale è “Nicolini”, ha esordito Raimo strappando un applauso. La dedica è a Renato Nicolini, storico inventore dell’Estate Romana e personaggio di primo piano della politica culturale nella Capitale, scomparso a 70 anni lo scorso anno. In un susseguirsi di “slide 0.0”, fogli di carta scritti a pennarello, Raimo ha presentato una serie di punti focali su cui concentrare l’attenzione. I luoghi innanzitutto. “Quando cerchiamo casa dovremmo dare importanza a quanti cinema, quanti teatri, quante librerie ci sono nel quartiere in cui andremo a vivere. Sono questi gli indici del benessere sociale”. Tanti i riferimenti da cui prendere spunto in questo senso, ha proseguito. “Dagli Idea Store londinesi, alla rete sarda di Lìberos, fino al sindacato dei traduttori editoriali STRADE.” Un dubbioso “uhm”, invece, Raimo l’ha dedicato “a quanto di buono hanno fatto istituzioni come Zètema Cultura – l’azienda che per conto del comune di Roma gestisce un’ampia fetta dell’attività culturale cittadina – o il Centro per il Libro e la Lettura, o la Casa delle Letterature, o Civita. Un commento che non ha mancato di suscitare, nei corridoi, le rimostranze degli addetti di Zètema presenti all’incontro. “Siamo legati alla politica e alle istituzioni”, si è lamentata una dirigente. “Facciamo del nostro meglio, ma abbiamo le mani legate”.

Qui la seconda parte della cronaca, con l’intervento fra gli altri di Nicola Zingaretti.

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