Marcus Books

La speculazione immobiliare che uccide le librerie: negli USA battaglia per salvare Marcus Books, la libreria dell’orgoglio nero

Scritto da Redazione on . Postato in Librerie, Traduttori e traduzioni

San Francisco (USA) – Marcus Books, la più antica “libreria nera” degli Stati Uniti come gli stessi proprietari la definiscono, rischia di chiudere per sempre a causa della speculazione immobiliare, e i lettori si mobilitano. La storia è quella tipica di tante piccole imprese e famiglie americane in questo scorcio buio di inizio millennio: nel 2006, appena prima che scoppi la bolla e deflagri la crisi, la famiglia Johnson, responsabile della libreria dal 1981, acquista l’immobile in cui ha sede nel quartiere nero di Fillmore, San Francisco, contraendo un mutuo che successivamente si rivelerà ‘predatorio’, come hanno scritto i giornali americani, che i Johnson non riescono più a pagare. L’edificio viene così pignorato e acquistato da una società di speculatori, ovvero un’impresa che acquista immobili all’asta per rivenderli a un prezzo enormemente superiore e realizzare così lauti guadagni. La società che ha acquistato l’immobile lo ha infatti pagato 1,59 milioni di dollari ed è decisa a rivenderlo a un prezzo di 3,2 milioni di dollari. Compro e rivendo, et voilà: è così, si sa, che chi ha i soldi fa più soldi. Un meccanismo che sta spazzando via tanti luoghi e tanta storia di una città sempre più irriconoscibile rispetto all’immagine colta e hippy che ha dato di sé per tanti anni; lo sostiene anche Silvia Pareschi, traduttrice letteraria dall’inglese di tantissimi autori di successo anche nel nostro paese (Jonathan Franzen e Junot Díaz per citarne solo un paio) ‘in trasferta a San Francisco’, come recita il suo seguito blog nel quale torna anche sulla vicenda Marcus Books. “San Francisco si sta vendendo l’anima”, ha dichiarato a Bibliocartina l’autrice, che della sua città d’adozione ha scritto in passato anche sulla rivista online Nazione Indiana. “Lo spropositato afflusso di denaro che arriva dalla vicina Silicon Valley ha creato un mercato immobiliare inaccessibile a chi non è seriamente ricco, e oggi comprare una casa costa di più a San Francisco che a New York. Il minacciato sfratto di Marcus Books è solo l’ultimo di una lunga serie: le librerie scompaiono a un ritmo impressionante, e non solo per la crisi del mercato del libro, ma anche e soprattutto per gli aumenti vertiginosi degli affitti. Locali storici come Tosca a North Beach, quartieri ricchi di cultura e diversità come Mission e Castro: tutto viene spazzato via, appiattito da una gentrificazione massiccia, ignara e incurante del patrimonio culturale di questa città che ha ormai barattato la propria anima con una quota di stock option. I beat, oggi, vivrebbero a Detroit.”

“Noi i soldi li abbiamo, ma per loro non bastano mai” – “Abbiamo i soldi per ricomprare l’edificio, ma per i loro obiettivi speculativi ovviamente non possono bastare”, hanno dichiarato i gestori della libreria ai quotidiani locali. L’associazione Westside Community Services, che dagli anni ’60 si occupa di fornire assistenza soprattutto per disturbi mentali alle persone più disagiate e che nei locali della libreria si riunisce e ha un suo punto di ricevimento, si è offerta di ricomprare l’edificio di Fillmore per 1,64 milioni di dollari per mantenere aperta la libreria (e lasciando alla prima proprietaria  oggi ultranoventenne Raye Richardson la sua abitazione, che si trova nello stesso edificio). Una cifra che garantirebbe un guadagno di poche decine di migliaia di dollari, ma comunque un guadagno agli investitori, e soprattutto lascerebbe a San Francisco un suo punto di riferimento culturale. Marcus Books è stata infatti fin dagli anni ’60 un punto di ritrovo e di discussione per la vivace comunità afroamericana che in quegli stessi anni iniziava a emergere, a sollevarsi per reclamare la sua dignità e i suoi diritti contro il razzismo dilagante e cristallizzato nella società a stelle e strisce. Ha rappresentato e tuttora rappresenta anche luogo di promozione e riscoperta della cosiddetta ‘eredità africana’, ovvero dei numerosi lasciti di tipo storico, antropologico, culturale proveniente dal continente africano. Negli anni ’60 e ’70 la libreria fu anche tipografia per i volantini da portare nella manifestazioni, centro educativo, luogo di dibattito e di incontro con personalità quali Malcolm X, o Rosa Parks, o artisti come Sidney Poitier, e ovviamente scrittori e scrittrici.

L'ingresso di Marcus Books

L’ingresso di Marcus Books

Una petizione per fare appello all’umanità dei nuovi proprietari – I sostenitori della libreria Marcus Books hanno attivato una petizione online per impedire lo sfratto, che è previsto per il prossimo 18 giugno. La petizione si rivolge ai nuovi proprietari/investitori, giacché non è possibile fermare l’operazione per vie legali, essendo essa in regola da tutti i punti di vista. Ma sarebbe sbagliato, a nostro giudizio, vederla come una sorta di battaglia tra le ragioni della cultura e quelle dell’economia. Si tratta piuttosto di una battaglia tra le ragioni dell’economia reale, legata alle opere, al lavoro, al territorio e innanzitutto alla vita delle persone e al suo valore, e quelle dell’economia speculativa (di cui il ramo immobiliare rappresenta un braccio fondamentale), un meccanismo tossicomane che sta evidentemente massacrando il mondo.

Sappiamo infine che, con le dovute proporzioni e differenze, a molte librerie nostrane sta toccando sorte simile (la storia della Libreria Edison a Firenze, come quella di tante altre  costrette a chiudere o a spostarsi – nel caso italiano – non perché si venda poco, ma perché non si vende a sufficienza per coprire i prezzi esorbitanti degli affitti nei centri storici delle italiote città). Anche questo è un modo per drogare il mercato e renderlo insostenibile: se una fetta troppo consistente degli introiti di una libreria deve coprire spese d’affitto fissate in base a criteri speculativi, è evidente che il libraio (o un altro tipo di negoziante ancorato all’economia reale, della gente comune) non potrà far altro che cedere il posto a imprese che sono parte dello stesso circuito speculativo: banche, o megastore di aziende tecnologiche in grado di usare mille escamotage per non pagare le tasse nei paesi in cui operano, e così via.

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