Sandrone Dazieri

London Book Fair, Sandrone Dazieri (Fabbri): “Quest’anno alla Fiera il colpaccio non c’è: l’abbiamo preso noi appena prima”.

Scritto da Redazione on . Postato in Autori, Editori, Eventi, Fiere e rassegne, Libri, News

Londra – dalla nostra inviata – La London Book Fair è uno degli appuntamenti più importanti al mondo per lo scambio di diritti, come ben sanno gli editor e gli agenti letterari presenti in gran numero all’Earls Court Centre di Londra. Bibliocartina ha intervistato ieri Sandrone Dazieri, consulente editoriale per Fabbri, qui presente come tanti per la compravendita di titoli e diritti. “Il grande titolone della Fiera, quello che tutti vogliono, quest’anno non c’è – racconta – perché è stato venduto appena prima della LBF. E l’abbiamo comprato noi, battendo i più grandi editori italiani”. Si intitola Wool ed è una serie sci-fi americana, scritta da Hugh Howley e già nel mirino di Ridley Scott che la trasformerà in un film. “Il romanzo, un distopico americano è in procinto di essere tradotto in circa 18 lingue” e promette, secondo Dazieri, ottimi risultati. “Siamo qui per contrattare anche su altri titoli interessanti, la maggior parte inglesi e americani. Ma siamo qui anche per vendere, non solo per comprare”, aggiunge. Vendere cosa? “Punto molto sul mio Francesco Gungui“, racconta Dazieri. Gungui, milanese, classe 1980, autore di numerosi titoli pubblicati da Mondadori, ha in cantiere una trilogia fantascientifica young adult, che già molte case editrici estere hanno lottato per aggiudicarsi nel corso della recente Children Book Fair bolognese. Il primo volume della trilogia si intitola Inferno. Canti delle terre divise e l’uscita è prevista a maggio di quest’anno (una sincronia interessante con un altro Inferno celebre che affolla le librerie di quest’anno, quello di Dan Brown). La fantascienza d’altra parte è il genere che va per la maggiore quest’anno alla LBF, “oltre all’erotico, che da novità è divenuto un vero e proprio genere a sua volta. Spero che almeno questo significhi un innalzamento della qualità”.

Come si svolge, durante una Fiera come questa, l’attività di preparazione delle offerte, l’accaparramento degli autori e dei titoli più ambiti? “Durante la giornata ci sono gli incontri, le ciarle, i confronti”, risponde mostrandoci un fittissimo schema degli appuntamenti del giorno. “Molte di queste discussioni, come si sa, non avvengono tanto ai tavolini dell’International Rights Centre  (talmente fitti, vicini, paralleli e pieni di fogli che un profano potrebbe benissimo scambiare la sala per un gigantesco torneo di carte), ma nei party e negli aperitivi, offerti soprattutto dalle case editrici di casa, quelle inglesi. Tutti appuntamenti cui io di solito non vado, tutt’al più quando sono a Londra preferisco gironzolare per musei”. Ma è la sera, continua, “il momento magico per noi di Fabbri: dopo che ognuno è andato a cena e ha fatto ciò che doveva fare, alle 11 ci riuniamo in albergo, e decidiamo le strategie e le offerte per i titoli che ci interessano”. Il catalogo Fabbri, “è l’imprint commerciale del gruppo RCS, ma con commerciale non intendo di scarsa qualità come si tende a pensare in Italia”, precisa Dazieri, che oltre a essere giornalista e lui stesso scrittore ha curato per anni le collane Gialli e Urania per Mondadori, e da quest’anno è entrato come consulente nella scuderia Fabbri. “La nostra cifra sono i libri di facile lettura, ma di qualità. Sentiamo anche noi la crisi, senz’altro”, spiega. “La mia impressione è che in Italia le persone leggano sempre di meno perché sono enormemente distratte dalla situazione politica. Siamo in eterna campagna elettorale”. Le cause della difficoltà dell’editoria, per Dazieri, non sono dunque tanto quelle interne all’editoria stessa, quanto le difficoltà di una crisi più complessiva che investe il nostro paese. “Allo stesso tempo alcune politiche editoriali questa crisi la stanno alimentando: la corsa al ribasso di alcuni editori – il riferimento chiaro è alla Newton Compton e alla sua collana a 0,99 cents – è un suicidio collettivo perché per l’editore stesso che la fa, non ci sono più margini di guadagno. Si tratta solo di uno specchietto per le allodole. Che fa perdere tutti e guadagnare nessuno”.

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