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Il prossimo libro sarà un successo? Ce lo dice un algoritmo (che non ama l’amore).

Scritto da Redazione on . Postato in Autori, Libri

Volete pubblicare un libro di successo garantito? Evitate troppi avverbi e verbi e luoghi comuni, usate aggettivi, sostantivi e parole che risveglino di più l’immaginazione, ma soprattutto non parlate di “amore”.

Avrete l’84% di possibilità di successo, almeno così dicono gli esperti di stilometria statistica della Stony Brook University di New York. Si tratta, sostengono i firmatari della ricerca, “con tutta evidenza della prima analisi quantitativa sul successo dei libri mai tentata”: la ricerca completa si trova in inglese qui. Gli studiosi hanno analizzato l’intero archivio digitale del Project Gutenberg esaminando 800 libri che hanno avuto successo (esaminato secondo diversi criteri, non legati esclusivamente alle vendite) e producendo alcune generalizzazioni dai dati raccolti, analizzando in chiave matematica e per l’analisi quantitativa il linguaggio adoperato (in inglese) nei libri più amati. Il confronto con i libri di minor successo è stato effettuato utilizzando volumi con scarsi dati di vendita di Amazon, ma anche un caso di relativo bestseller in termini di vendite che è stato tuttavia fatto a pezzi dalla critica: “Il simbolo perduto” di Dan Brown. I generi studiati sono stati numerosi, dalla fantascienza alla poesia, al romanzo storico e così via. Il risultato è che l’algoritmo della Stony Brook si è dimostrato capace di predire esattamente se il libro in questione fosse un libro di successo o meno nell’84% dei casi, in base a riscontri sul linguaggio utilizzato. Anche nel caso dei testi poetici la predizione si è rivelata esatta in un numero significativo di casi: il 74%.

Qual è dunque il linguaggio da usare per scrivere il romanzo garantito? I libri di successo hanno dimostrato, come riporta il paper firmato dai tre ricercatori di Computer Science Vikas Ganjigunte, Ashok Song e Feng Yejin Choi, di utilizzare un numero elevato di congiunzioni, quali “e” e “ma”, di prediligere l’uso dei sostantivi e degli aggettivi a quello dei verbi e degli avverbi. L’utilizzo di verbi che descrivono stati d’animo o azioni in modo troppo esplicito – “volere”, “prendere”, “piangere” – è caratteristico dei libri di minor successo, mentre al contrario l’uso di verbi che richiamano altri stati d’animo, senza indicarli in modo esplicito, è più presente nelle opere più amate. Anche alcuni cliché legati per esempio all’abuso della parola “amore”, o alla citazione di luoghi più famosi del mondo o a termini più estremi e più connotanti sentimenti negativi (“senza fiato”, “pericolo”) sembrano comparire maggiormente nelle opere di minor successo.

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