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Il futuro delle librerie: Arion, Feltrinelli, la “rigidità dei librai” e la consistenza degli eBook. Il dibattito prosegue

Scritto da Redazione on . Postato in Librai, Librerie, News

Prosegue il nostro dibattito sul futuro delle librerie aperto qualche giorno fa dall’opinione di Massimiliano Enrico, consulente editoriale,  e la secca risposta inviata da Patrizio Zurru, libraio da 25 anni, agente letterario ed editore a Cagliari. Oggi pubblichiamo altri due interventi giunti nei giorni scorsi alla redazione, e in più alcune considerazioni tratte dall’ultimo numero di “Domenica” del Sole 24 ore. 

L’ìnserto culturale del Sole ospita infatti un intervento di Marcello Ciccaglioni, proprietario della catena di librerie indipendenti di Roma Arion, insignito del “Premio per librai” in occasione dell’ultima edizione della scuola per librai Umberto ed Elisabetta Mauri di Venezia. Ciccaglioni, la cui catena è oggi costituita da 20 librerie e 120 dipendenti, riflette sul futuro delle librerie nell’articolo “Nobiltà del mio mestiere”, profilando il futuro delle librerie in un unico, fondamentale imperativo: “Investire sui librai. Eccola qua la vera differenza per competere con le grandi strutture industriali.” Persone dunque, risorse umane che si muovono “da autentici librai indipendenti: consigliando libri, orientando i nostri clienti, fornendo servizi sempre più all’avanguardia, adeguandoci alle nuove tecnologie, generando nelle librerie un flusso di informazioni su teatri, cinema, musei, eventi culturali in genere”. Il futuro è dunque nella professionalità e nella completezza del servizio offerto a chi è interessato alla cultura, “con buona pace dei caffè e delle fette di torta”, che non saranno mai una “chiave di volta” per una libreria, tutt’al più un gradevole valore aggiunto. Questa visione del futuro delle librerie non impedisce, tuttavia, a Ciccaglioni di dedicare una buona parte del suo scritto a un appello ai lettori e agli acquirenti di libri a non rivolgersi ai mega-store online, perché l’esperienza di acquisto dei libri online non è solo diversa da quella del passeggiare in libreria, ma rischia di “farla scomparire”, secondo Ciccaglioni. L’acquisto online cannibalizza quello dal vivo, fino al punto che se questa tendenza non dovesse invertirsi, le librerie rischiano seriamente di chiudere in massa, secondo il patron di Arion.

D’altro canto, sempre nella stessa pagina, un articolo intitolato “La F cresce ancora” di Stefano Salis mette in luce il percorso di una catena di librerie, Feltrinelli, che continua a registrare un successo dopo l’altro e a vivere una decisa espansione nazionale e internazionale. Per Feltrinelli “futuro delle librerie” significa dare ulteriore corpo all’esperienza di RED (in controtendenza netta, dunque, rispetto a quanto sostenuto più sopra da Ciccaglioni su “caffè e fette di torta”) e combinare sempre di più la lettura con l’enogastronomia. Il punto RED romano è stato messo in ginocchio, purtroppo, l’estate scorsa dal cedimento di un pilone nel palazzo che ospitava il locale, e potrà riaprire i battenti solo tra qualche mese. Ma RED di Parma, ha raccontato a Salis l’amministratore delegato delle Librerie Feltrinelli Stefano Sardo, ha registrato un “+40% di vendite sui libri”. Nel 2012 hanno aperto in Italia 13 punti vendita, su un totale di 119. E nel 2013 è prevista l’apertura di un centro Feltrinelli in cui troveranno posto libreria, casa editrice e Fondazione. Senza contare l’espansione internazionale, con un punto vendita attivo a Madrid e prossime aperture previste, a calendario rallentato rispetto all’idea iniziale, in Sud America e in Europa.

Un aspetto accomuna il prossimo futuro di queste due catene: senz’altro un’attenzione sempre maggiore rivolta agli eBook, ma con la piena consapevolezza del ruolo ancora del tutto marginale che essi esercitano nel mercato italiano. Un punto di vista che si incontra con quello dei due interventi ricevuti in redazione che pubblichiamo di seguito. Il primo intervento è di Michela Quaglio, 25 anni di Padova, attualmente impegnata in uno stage come correttrice di bozze presso un giornale locale, e collaboratrice occasionale di Bibliocartina. Il secondo è di Pasquale Cosentino, 46 anni, calabrese, “ex libraio  in esilio” e oggi addetto stampa del GAL (Gruppo Azione Locale) Serre Calabresi.

Michela Quaglio: “Forse sembrerò un po’ fissata, esagerata, ‘integralista’, ma dico, come si fa, come si può pensare di creare delle librerie prive di libri?! Certo, i libri ci sono eccome, e molti anche, diranno gli accaniti sostenitori degli e-reader. Ma questi sostenitori degli e-reader e delle librerie senza carta, mi chiedo, amano davvero la letteratura, profondamente come lei vuole essere amata? Propongo un esempio che mi sale spontaneo… Succede che in un dato momento una poesia ci tocca particolarmente, commuove il nostro cuore, poniamo sia una poesia di Emily Dickinson…anzi poniamo che sia Ed è subito sera, di Quasimodo. ‘Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole:/ ed è subito sera’. E’ una poesia di tre versi, giusto? Bene. Sono tre versi che con la loro intensità riempiono la pagina intera. Poniamo che questi versi, in un momento particolare della nostra vita, una sera solitaria, un giorno intenso che finisce, nel leggerli ci ristorino. Va bene – diranno i pro e-book – questo succederebbe benissimo anche leggendo questi tre versi con un e-reader, mica cambiano le parole! Certo. Ma provate a leggere questi tre versi, soli e maestosi sul vuoto bianco dietro il vetro di un e-reader, romantico come un telefonino, personale come una tv, e provate a leggerli reggendo tra le mani un libro vero; lo tenete in mano, sentite sotto i pollici la carta appena ruvida che racconta di altre solitudini oltre la vostra di quell’attimo… e appena letti, appena i versi sono arrivati al cuore, sovrappensiero vi potrebbe succedere di passare la mano sopra quelle parole stampate nel mezzo di un foglio e di sentire ancora più vicini quei versi. Poi prima di chiudere il libro magari metterete un segnalibro, magari di fortuna, il biglietto del bus di quel giorno magari, che ancora avete in tasca, la carta di un cioccolatino… quel libro trattiene i vostri sospiri, quel libro vi darà un piacere nell’anima ogni volta che lo prenderete in mano. Forse tra due mesi rileggerete quella poesia e ritroverete anche il biglietto del bus, ricordandovi di quel giorno che quella stessa poesia aveva reso piacevole per un lungo attimo. Nell’e-reader il libro non esiste, esistono parole effimere tenute a distanza dietro un vetro. Cosa c’è, e ora mi rivolgo a Massimiliano Enrico in particolare, cosa c’è di rilassante in un luogo che si pretenderebbe di chiamare libreria, ma fatto solo di poltroncine e lettori digitali? Luoghi così mi renderebbero profondamente malinconica, e triste, pensando al genere umano, che si è tolto anche la bellezza senza tempo di un libro vero.”

Pasquale Cosentino: “Pensare”…”cogliere i pensieri degli altri”…se fosse tutto qui? E se significasse anche non imprimere, da una parte, il marchio della rigidità a chi ha visioni diversamente prospettiche, e non rivendicare, dall’altra, la rigidità stessa come se fosse, di per sé, un pregio? Non mi piace “pesare” i libri, né annusarli: desidero comprenderli, lasciare che si annidino (non a caso) in qualche regione della mia anima. E poi per sempre ho voglia di parlarne, e di farmi raccontare quello che altri occhi hanno visto al di là di ciò che ho colto io. Amo i libri di carta (non dovrei amare di più le pergamene e i rotoli di papiro?), e amo la possibilità che le nuove tecnologie offrono di moltiplicare all’infinito queste esperienze e questi arricchimenti. Credo sia possibile amare i libri, amare questo mestiere (e tutto ciò che di incredibile presuppone e produce), indipendentemente dagli strumenti che usiamo, di un amore aperto e fedele, maturo: con meno lirismi ma anche meno paure.

 

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Commenti (7)

  • max enrico

    |

    @Michela
    Mi pare di capire che non ha mai passato un paio di ore leggendo un libro su un lettore digitale.
    Lettore digitale non telefonino, tablet, computer, tv o simile.

    Il lettore digitale è identico alla carta fatto salvo il materiale con cui è costruito.
    E’ rilassante, gradevole e coinvolgente esattamente come un libro.
    Inoltre, per chi ha problemi di vista, è un vero toccasana.
    Non vi è differenza fra un libro di carta ed un libro su un lettore digitale, gli stessi tempi, gli stessi metodi, lo stesso piacere.
    La farlocca pretesa che la carta sia meglio, che il vinile sia meglio, che era meglio quando era peggio è solo la classica resistenza al cambiamento, cambiamento che fra le altre cose non è possibile evitare.

    Cosa c’è di rilassante in un locale che si chiama libreria ed è fatto di poltroncine e lettori digitali?
    Le persone.
    Le stesse persone che vi sono in tutte le librerie.
    Persone che amano i libri.
    Persone che amano le storie, la fantasia, l’immaginazione, le sensazioni che i libri danno.
    La carta è uno strumento non è il messaggio.
    Io voglio leggere dei libri non mi interessa su cosa sono scritti, io voglio le sensazione che i libri mi danno, le chiacchiere sui libri che ho letto con le altre persone.
    Non mi interessa il feticismo.
    Non mi interessa parlare di quante pagine ha il libro o di quanto è pesante o di quanto puzza la carta di quella collana.
    Mi interessa la storia non l’oggetto, l’oggetto è un limite non un fine.

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  • michela

    |

    Max, mi è bastata una volta una fugace esperienza con un lettore digitale. E per ora mi basta. Sinceramente mi sembra di leggere un documento, non un romanzo. E non riesco a concentrarmi. Sarà un mio limite, e sarò una inguaribile romantica. La carta non riuscirò mai a vederla solo come uno strumento, mai, mi spiace. E l’odore che ha quando il tempo passa non riuscirò mai a sentirlo chiamare come hai fatto te “puzza”. L’oggetto non è sempre un limite, e non è questione di feticismo, è questione di apprezzare il momento della lettura nella sua interezza, con tutto quello che lo compone. La descrizione che ho fatto dell’ipotetico momento “atemporale” che una poesia in un libro può dare, l’ho fatta perchè l’ho vissuta, e la vivo. E la vivo anche quando prendo in mano un libro che ha molti anni, e non parliamo di quando ho avuto la fortuna di prendere in mano e studiare qualche volume antico. E la sensazione di felicità che ho avuto nel comprare un’edizione di Romanzi Straordinari di Palazzeschi, del 1943… In un mercatino di libri usati. Per tre euro. E pensare alla storia che ha alle spalle… Tu chiamalo, se vuoi, feticismo, io lo chiamo amore.

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  • max enrico

    |

    Mi spiace che la tua esperienza con un lettore digitale sia stata negativa, spero ci sia modo di incontrarci un giorno e parlarne… parlane non discuterne.

    Per quanto dici della carta invece vorrei fare una distinzione che io ritengo fondamentale.

    Parli di libri ma ne fai un unico calderone. Io non sono d’accordo.

    Io amo i libri, li amo moltissimo (e posso garantirti che tutte le stanze della mia casa hanno almeno una libreria ricolma di libri di ogni genere, amo anche la poesia e ho molti libri e riviste di poesia) e proprio per questo chiamo puzza l’odore che sento uscire dalle edizioni a stampa moderne.
    Salvo pochi casi di eccellenza, quello che trovi nelle librerie è carta prodotta con processi chimici terribili.
    Un normale tascabile appena acquistato ti annerisce le dita ed ha un odore agre tipico dei prodotti chimici non certo della cellulosa.

    Se invece parliamo di edizioni antiche allora il discorso cambia, cambia profondamente. il profumo che esce dalle pagine di un tomo del 1800 non ha nulla di comparabile nel mercato editoriale moderno, non esiste semplicemente più.

    Io continuo a sentire discorsi di mai e poi mai userò un lettore digitale.
    Li sento ovunque.
    Però ho superato i 40 anni.
    Le stesse identiche frasi le sentivo anni fa per i cellulari, ed oggi chi gridava allo scandalo del cellulare ne ha almeno due.
    Le stesse identiche frasi le sentivo anni fa per i cd e poi per gli mp3 rispetto ai vinili. Te li ricordi i dischi in vinile? Io ne ho un centinaio, sono stupendi, ma non ne comprerei oggi. Chi urlava contro i cd ora ascolta la musica dal cellulare e la compera su internet, forse non sa neppure più che esistono i negozi di dischi (io ci conobbi la mia prima fidanzata in un negozio di dischi, ora è una pizzeria kebab)

    E non basta.
    Io leggo le frasi dei catastrofisti della carta e sorrido pensando che solo pochi anni fa accadeva la stessa identica cosa verso la carta.
    I catastrofisti della pergamena arrivarono addirittura a far vietare l’uso della carta. Eppure il progresso è andato avanti ed oggi le persone non riescono ad immaginare come si possa leggere un libro se non è fatto di carta… pochi giorni fa era su pergamena e nessuno concepiva l’uso della carta… fra pochi giorni sarà in digitale e nessuno riuscirà a concepire l’uso di … chissà cosa altro riusciremo ad inventarci.

    Cambia il mezzo, lo strumento, l’oggetto, il trasportatore, l’importante è che vi sia un messaggio, una storia, una sensazione che si possa esprimere e possa essere accolta dai lettori.

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  • hhh

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    Enrico: un uomo di un’arroganza senza pari che non sa fare altro che rimasticare banalità e luoghi comuni per cementificare le proprie miserrime teorie.
    Della serie: tanto prima o poi tutti compreranno un e-reader e i libri di carta andranno a farsi benedire, perchè il sole dell’avvenire del progresso non si ferma nè si processa.
    Se l’idea che il signorino ha delle librerie è quella da lui espressa, beh, siamo messi molto male; considerando quanti danni personaggi della sua risma che, purtroppo, lavorano nel cosiddetto settore culturale, possono fare…
    Vada a zappettare l’orto, o a vedere kebab: il mondo ne guadagnerà di certo.

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    • Redazione

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      Grazie per i commenti, invitiamo a mantenere i toni rispettosi delle persone, anche quando non se ne condividono le idee. Grazie!

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  • Hector Max

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    Ho cercato con attenzione attraverso Google quali siano le qualifiche professionali di tal Enrico. Risultato: nulla di nulla.
    Si autodefinisce “coach per autori ed editori” (e che c…o significa???) e “game designer”.
    Morale: un buonannulla che vale nulla, come si desume dai suoi due miserrimi interventi.

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