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L’editoria di ricerca in Italia è condannata a dipendere dai finanziamenti istituzionali? Intervista a Zandonai e Voland, le uniche due editrici italiane che riceveranno i fondi del Culture Programme (II parte)

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Pubblichiamo questa mattina la seconda parte dell’intervista agli editori Zandonai e Voland, dopo che nella prima parte, ieri, abbiamo dato notizia dell’ammissione delle due case editrici, le uniche in Italia, ai finanziamenti previsti dal Culture Programme dell’Unione Europea e intervistato Matteo Zadra di Zandonai sul progetto che grazie a questi finanziamenti, l’editrice porterà avanti per il 2013.

Laszlo Krasznahorkai ungar. Autor 09.10.1999

Culture Programme europeo, Zandonai Editore e Voland sono le due uniche editrici italiane che godranno dei finanziamenti 2012 (Parte I)

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Il ciclo annuale 2012 del Culture Programme di cui abbiamo dato notizia nei giorni scorsi si chiuderà il prossimo 9 ottobre a Francoforte, con la premiazione dei 12 vincitori dello European Union prize for Literature, e vede, quest’anno, il finanziamento di 531 opere di narrativa selezionate fra le 1531 opere inviate alla Commissione da case editrici e associazioni culturali di tutta Europa e non solo.

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European Union Prize for Literature: il 9 ottobre a Francoforte premiazione dei 12 migliori autori emergenti in Europa

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Sarà conferito il 9 ottobre prossimo a Francoforte, alla vigilia della Fiera del Libro più famosa al mondo, il premio European Union Prize for Literature, che per il quarto anno consecutivo vedrà riconosciuti alcuni fra i migliori talenti emergenti in Europa. Il premio, come comunicano dagli uffici dell’Unione Europea, sarà consegnato dal commissario europeo per l’Educazione, la Cultura, il Plurilinguismo e la Gioventù Androulla Vassiliou, la quale ha dichiarato che “i talenti vincitori ricevono garanzia, da parte dell’Unione Europea, che le loro opere saranno tradotte nelle lingue dell’Unione Europea. Negli ultimi anni sono stati già 32 su 35 i vincitori ad essere tradotti in 19 lingue dell’Unione, per un totale di 104 traduzioni realizzate”. Tra gli organizzatori del premio ci sono la European Booksellers Federation (EBF), lo European Writers‘ Council (EWC), la Federazione degli Editori Europei (FEP) e il Culture Programme dell’Unione Europea.

Ogni anno infatti, tramite il Culture Programme, la Commissione Europea destina 3 milioni di euro al sostegno alla traduzione di opere letterarie nelle 23 lingue dell’Unione e nelle lingue dei paesi che partecipano al Programma Culturale europeo. Dal 2007 a oggi sono state più di 3000 le opere letterarie tradotte attingendo ai fondi della Commissione Europea. Fra gli italiani che hanno vinto il premio in passato c’è lo scrittore Daniele Del Giudice. Nessun italiano, invece, fra i vincitori dello scorso anno, provenienti dalla Bulgaria, Grecia, Repubblica Ceca, Islanda, Lettonia, Liechtenstein, Malta, Montenegro, Paesi Bassi, Serbia, Turchia e Gran Bretagna.

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Mantova, al Festivaletteratura anche i Translation Slam. Daniele Petruccioli: “Quest’anno si presta più attenzione ai traduttori”.

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Il cruccio dei traduttori letterari, si sa, è quello di essere quell’anello invisibile della catena del libro, quella famosa vite che se la togli casca tutto, eppure è così piccola e nevralgica che non si vede, e puntualmente ci se ne dimentica. Bibliocartina.it ha intervistato oggi Daniele Petruccioli, traduttore letterario per importanti case editrici indipendenti italiane (Marcos y Marcos, Voland fra le altre), e a Mantova inviato speciale in qualità di moderatore dei Translation Slam, sorta di gare in cui due traduttori si confrontano su come hanno reso la versione italiana di un testo, lasciando all’applauso del pubblico il potere di decretare un vincitore. “I Translation Slam sono parenti dei nobili Poetry Slam, gare in cui ci si sfida nella recitazione di poesie”, ci ha raccontato Petruccioli, “e sono stati trasposti per la prima volta alla traduzione letteraria nel 1999 in Canada, in occasione del Blue Metropolis Montreal International Literary Festival. Successivamente sono stati replicati con grande successo anche a New York, Londra e altre città, e qui a Mantova questa del 2012 è la seconda edizione che si tiene, dopo quella dell’anno scorso.” L’idea di trasferire anche a Mantova i Translation Slam è stata di Laura Cangemi, riconosciuta traduttrice letteraria dall’inglese e dallo svedese nonché mantovana e organizzatrice storica del Festivaletteratura. L’anno scorso le lingue interessate alla competizione erano lo svedese e l’inglese australiano, quest’anno si è invece replicato  con lo spagnolo dell’autore Pablo D’Ors, e l’inglese americano dello scrittore per bambini Louis Sachar. A competere sono stai chiamati ieri 6 settembre Ileana M. Pop e Marco Stracquadaini, traduttori dei testi di D’Ors in italiano, e  per Louis Sachar la stessa Cangemi e Flora Bonetti, le due professioniste che lo hanno finora trasposto in italiano (lo Slam è in corso mentre scriviamo). Sponsor dei due eventi il sindacato dei traduttori editoriali Strade, per quello odierno, e ieri Insieme Salute,  mutua sanitaria che ha avviato un servizio di tutela anche per traduttori e scrittori, dedicato alla traduttrice Elisabetta Sandri scomparsa qualche tempo fa.

In che cosa consiste dunque, con precisione, lo Slam? “Ai traduttori viene dato, circa 10 giorni prima, un testo inedito dell’autore, che dovranno tradurre. Il giorno dello slam si sale sul palco e ci si confronta con la traduzione. In qualità di moderatore”, spiega Petruccioli, “sono stato l’unico che ha avuto la possibilità di leggere entrambe le traduzioni, mentre i due concorrenti arrivano alla gara senza conoscere la versione dell’altro. A quel punto, inizia la lettura e la conversazione delle due versioni. Nel caso di Pablo D’Ors, ieri, il brano in gara era il frammento del libro che sta attualmente terminando di scrivere, mentre per quanto riguarda Sachar, il testo è un racconto che gli è stato rifiutato da un editore americano perché considerato troppo truculento per essere adatto ai bambini. Sachar ha dunque scelto di metterlo a disposizione nostra. 

Lo slam di ieri”, prosegue Petruccioli, “ha potuto godere della buona conoscenza dell’italiano da parte di D’Ors, che ha interagito costantemente con i due traduttori e con il moderatore, rivelando  che l’ascolto delle versioni tradotte del suo testo gli era servito  per capire meglio ciò che lui stesso aveva scritto ma in modo istintivo e poco ragionato”. Proprio quello è d’altra parte uno dei compiti più ardui del traduttore, il dovere di meditare a lungo su ciò che spesso dall’autore è stato scritto frettolosamente, o per pura ispirazione momentanea, o pensando a qualcosa di diverso da ciò che apparentemente sembra. Al termine della tenzone”, continua il moderatore, “tutto si è concluso con un festoso applauso, senza decretare alcun vincitore. Come si può d’altra parte, voler scegliere tra due versioni tanto diverse? In ognuna, come spesso accade a riprova di quanto poco lineare sia l’arte del tradurre, ci sono soluzioni che nell’altra mancano, e viceversa. Il bello e il difficile del moderare un evento del genere è anche stimolare i traduttori al protagonismo, a voler spiegare il meglio possibile scelte e soluzioni, coinvolgendo anche il pubblico che ho trovato incredibilmente attento.”

A proposito di pubblico, chiediamo: come sono stati accolti finora gli Slam in termini di presenze, e in generale la presenza della letteratura tradotta al Festival? “Sono molto soddisfatto perché ieri abbiamo registrato il sold-out, coinvolgendo nella chiesa sconsacrata in cui si è tenuto l’evento giovani dai 27 ai 97 anni, persone che non davano l’idea di essere ‘del mestiere’ ma puri appassionati della letteratura. E anche i giornali locali hanno dedicato attenzione al nostro evento. Complessivamente, girando per Mantova ci si accorge facilmente di quanto i traduttori, e d’altro canto gli interpreti per gli autori stranieri che in alcuni casi coincidono con i traduttori che li hanno dati a conoscere, siano ovunque e siano un nervo indispensabile di questo Festival, ma quest’anno la loro visibilità è crescente, rispetto ad altri anni e ad altri eventi. Ad esempio, nel dibattito che ieri sera Patrizio Roversi ha animato sul libro di Miriam Toews “Mi chiamo Irma Voth” di Marcos y Marcos, (tradotto da Daniele Benati) l’interprete Marina Astrologo è stata protagonista a tutti gli effetti del dibattito, spesso tirata in ballo dall’autrice e dal presentatore. In altri anni e in altri eventi, ricordo ad esempio Il Salone del Libro di Torino di qualche anno fa, si era soliti utilizzare i traduttori come specie di robot automatici da interpretazione”.

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Intervista in anteprima a Romano Montroni, il libraio d’Italia. Oggi a Mantova presenta “I libri ti cambiano la vita”. Parte I

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Più di 50 anni trascorsi lavorando tra i libri, eppure conserva ancora lo stesso entusiasmo di un iniziatore Romano Montroni, libraio, formatore, consulente e autore per Longanesi del volume I libri ti cambiano la vita, che oggi sarà presentato a Mantova al Festivaletteratura; l’autore ha voluto parlarcene in anteprima su Bibliocartina.it, nel corso di una lunga e istruttiva chiacchierata telefonica. Pubblicheremo l’intervista in due parti, la prima dedicata al libro questa mattina, la seconda, dedicata invece al mestiere del libraio e al futuro dei libri secondo Montroni, oggi pomeriggio, 

“I libri ti cambiano la vita” – stamattina alle 12.00 Montroni ne discuterà con Stefano Salis, responsabile del supplemento Domenica de Il sole 24 ore, e con il conduttore televisivo bolognese Patrizio Roversi – è un classico libro sui libri. Un’intervista a 100 scrittori contemporanei, tra cui gli stessi Salis e Roversi, sui libri che sono stati, appunto, importanti per la loro formazione. Fra i tanti autori intervistati troviamo Corrado Augias, Serena Dandini, Vito Mancuso, Renata Colorni, Stefano Benni, personaggi noti, in misura certo differente, tanto al pubblico frequentatore delle librerie quanto a quello più avvezzo agli schermi televisivi.

Perché un libro del genere? “Questo libro si basa su un principio molto semplice però essenziale per il mestiere del libraio”, risponde Montroni, “ovvero il principio del suggerimento: con questo volume è come se avessi raccolto una enorme rubrica di suggerimenti da parte di chi scrive verso chi ama leggere, e tanto è vero che ultimamente anche sui quotidiani sono iniziate a fioccare le rubriche dei suggerimenti di lettura da parte degli scrittori! Ho scelto di comporre questo libro perché chi sta in libreria sa che i suggerimenti di lettura degli autori sono uno dei migliori conduttori di interesse verso un libro, e come libraio, sono uno che ama consigliare”. Il libraio dunque è uno che ama consigliare: sono parole molto affini a quelle che negli ultimi giorni abbiamo sentito pronunciare anche a Rita Addeo della Libreria Croci di Varese e a Marino Buzzi, intervistati entrambi da Bibliocartina. Un tratto comune, dunque, anche fra generazioni differenti di librai, e fra librai di genere ed esperienza diversi. 

Ma consigliare chi? Chiediamo: questo è un libro per lettori forti, o per convincere i non-lettori del fatto che i libri ti cambiano la vita? Perché nel secondo caso, non sarebbe stato meglio, per convincere ad entrare in libreria, mettere Totti o Maria De Filippi in un cartellone con i consigli di lettura, invece che puntare su personaggi noti ma non amatissimi? “Lei ha ragione sul fatto che ci sono personaggi televisivi che di primo acchito, per alcune fasce di popolazione, possono rappresentare un’attrattiva maggiore. Ma quello che ci interessava era soprattutto far conoscere al grande pubblico anche televisivo come avvengono, nella vita delle persone, incontri con libri che cambiano per sempre il corso della nostra esistenza, e non mi riferisco all’esistenza di autore letterario, ma all’esistenza tout court. Così è stato ad esempio, per Vito Mancuso, che ci ha raccontato del suo incontro con la Bibbia avvenuto a 16 anni, o per Andrea Molesini (il vincitore del Premio Campiello 2011 con “Non tutti i bastardi sono di Vienna“), che narra di come l’incontro con il libro della sua vita, l’Odissea, sia avvenuto per bocca di un pescatore analfabeta che la recitava a memoria.”

Storia insomma che possono accattivare quella fascia non poi così esigua di lettori che non disprezzano i libri ma che hanno bisogno di ricevere uno stimolo alla lettura, ad esempio quell’1,5 della popolazione che secondo le ricerche Istat, leggeva in passato ma che nel 2011 non ha aperto neanche un libro. Quella fascia di persone che non hanno un rapporto assiduo con la letteratura ma che non sono del tutto disinteressate ad essa, persone che seguono le trasmissioni della Dandini, o che apprezzano Corrado Augias o che magari non hanno mai letto un romanzo di Andrea Camilleri però sono incuriosite dal personaggio, o ad esempio persone che ascoltano e hanno amato Lucio Dalla, che pure ha contribuito al libro prima di venire a mancare. Insomma, quello di Romano Montroni è un modo delicato per frugare nelle vite di persone conosciute e stimate, costruendo in maniera indiretta dei consigli di lettura che possano stimolare sia i lettori più forti sia quelli più occasionali.

E i non-lettori? In Italia sono più della metà della popolazione, è la percentuale più alta in Europa. Che ne facciamo? “Probabilmente”, riflette Montroni, “se anche ci fosse stato Totti sulla copertina del libro si sarebbero fermati un minuto davanti alla vetrina, e poi sarebbero passati oltre”. Continua nella seconda parte.

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Fiera del libro di Delhi: l’India prova a rimontare il ritardo sul mercato ebook

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La Fiera del libro in corso in questi giorni a Delhi vede per la prima volta una massiccia presenza di editoria ebook in mostra, ma anche di applicazioni appositamente pensate per i tablet e per il web. L’industria editoriale indiana è la terza al mondo dopo quella americana e quella britannica, con circa 95mila libri pubblicati ogni anno, e il potenziale per lo sviluppo del mercato ebook è dunque enorme, se si considera che attualmente sono meno di 40 gli editori indiani che già pubblicano in formato elettronico. L’occasione è ghiotta dunque per tanti distributori e piattaforme di ebook internazionali, tra cui ad esempio l’americana OverDrive che sta investendo molto nel mercato indiano, ma anche piattaforme di altri paesi presenti in Fiera: Cina, Pakistan, Russia, Germania oltre agli Stati Uniti. 

La percezione delle possibilità e degli spazi ancora tutti da esplorare sul mercato indiano va di pari passo con la prudenza con la quale i consumatori indiani hanno finora accolto la novità dell’elettronica nel libro. La diffusione degli ebook è infatti minima, se confrontata con la grandezza dell’industria complessiva del libro indiana, e a maggior ragione in confronto alla presenza degli ebook negli altri due mercati più grandi del mondo, quello britannico e quello americano; negli USA attualmente si stima che un adulto su 5 abbia letto almeno un ebook nella sua vita. 

Secondo il quotidiano Firstpost, la scarsa diffusione attuale della lettura di ebook in India dipende da una parte dal costo troppo elevato dei dispositivi di lettura e dall’altra dall’abitudine a usufruire gratuitamente dei contenuti digitali invece che a pagamento come avverrebbe nel caso degli ebook. Ricca, dunque, l’offerta di gadget per incuriosire il lettore e il futuro pubblico di acquirenti. Tra le novità ci sono per esempio le applicazioni di Vishv Books, una casa editrice di libri per bambini di Nuova Delhi che ha sviluppato un’applicazione per leggere le favole ai bambini direttamente da un apparecchio Android e in prospettiva, registrare le favole direttamente con la voce dei genitori.

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Premio letterario Santa Margherita: per Feltrinelli continuano le sinergie tra libri ed enogastronomia. Un concorso che premia in libri e vino e rinuncia a promesse di futuro nell’editoria.

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Un premio letterario che non promette carriere da scrittore, che non richiede quote di partecipazione, che sceglie la narrativa per esaltare un prodotto di consumo basato sul gusto, che non si colloca nella diatriba ebook/libro di carta bensì propone la pubblicazione delle opere vincenti sulla retroetichetta di una bottiglia di vino. Ha ben poco del tipico concorso letterario il premio eno-letterario “Esploratori del gusto” Santa Margherita, nonostante non si tratti di un debutto nel panorama, visto che l’iniziativa giunge quest’anno alla settima edizione. Il concorso, frutto della collaborazione fra l’azienda vinicola Santa Margherita e le librerie la Feltrinelli (alcune delle quali, come RED a Roma, sono luoghi di acquisto non solo di libri ma anche di prodotti eno-gastronomici, in partnership quindi non solo culturale ma anche strettamente commerciale con aziende come Santa Margherita SpA), propone ai partecipanti di scrivere un racconto di massimo 4000 battute spazi compresi, la lunghezza perfetta per poter essere pubblicato sulla retrocopertina di una bottiglia di vino Santa Margherita. Il tema è generale: ai partecipanti “è richiesto l’invio, a partire dall’01.07.2012 e fino al 23.09.2012 di un racconto breve in lingua italiana inedito a tema eno-gastronomico nel quale l’abbinamento vino-cibo sia in qualche modo protagonista”, si legge sul regolamento. Spulciando si trovano anche alcuni dettagli: per partecipare è necessaria la cittadinanza italiana, cosa che rischia di tagliare fuori diversi abitanti del nostro paese, compresi tanti giovani della cosiddetta “seconda generazione”. I premi consistono in una notte extra-lusso per sé e un accompagnante a pensione completa in occasione della cerimonia di premiazione, in un buono acquisto presso le librerie Feltrinelli del valore di 1.500, 1.000 o 500 euro rispettivamente per il primo, secondo e terzo classificato, in una bottiglia di vino Santa Margherita del valore di circa 30 euro, e nella pubblicazione (quest’ultima non solo per i vincitori, ma anche per i racconti finalisti) della propria opera sulla retro-etichetta delle bottiglie Santa Margherita, oltre che sul sito del concorso. Non c’è scritto da nessuna parte, ma immaginiamo che sugli scaffali della libreria RED tali bottiglie potrebbero ottenere particolare visibilità com’è d’altra parte comprensibile.

Un’iniziativa dunque che non fa mistero di voler accompagnare la letteratura alla promozione commerciale di un prodotto, ma che lo fa senza promettere improbabili futuri brillanti nell’editoria agli aspiranti narratori. Un premio che offre fra l’altro ai partecipanti la possibilità di vedere le proprie opere valutate da una giuria composta da professionisti di un certo peso, presieduta, leggiamo sul sito, “come sempre da Inge Feltrinelli e coadiuvata da ospiti illustri tra i quali il direttore della Cucina Italiana, Paolo Paci, Bruno Gambacorta giornalista del TG2/Eat Parade, il direttore di Elle Decor Livia Peraldo Matton, Michela Gattermayer vicedirettore di Vanity Fair, Linus “anima” di Radio Deejay, Sebastiano Barisoni, caporedattore di Radio24, Gianluca Pallaro, direttore del Corso Biennale in Scrittura e Storytelling di Scuola Holden e per finire Ettore Nicoletto AD di Santa Margherita”.

Pechino, inizia la Fiera internazionale del libro. L’Italia partecipa con una sezione di editoria ragazzi, arte e design

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Inizia oggi fino al 2 settembre prossimo la XIX edizione della Fiera internazionale del libro di Pechino, una delle più importanti al mondo nel settore dell’editoria. La Fiera, che ospiterà la Repubblica di Corea quale ospite d’onore (nel 2011 erano stati i Paesi Bassi), nella brochure rivolta agli espositori pubblicizza se stessa come una delle 4 principali esibizioni internazionali dedicate al mondo dei libri, ed enfatizza la crescita sostenuta che ill mercato librario ha avuto in territorio cinese: la Cina si è infatti affermata come primo mercato mondiale dei libri per volumi, con una crescita del 19% nel 2010 per un valore complessivo di 193 miliardi di dollari americani, e 7,1 milioni di libri venduti in Cina sempre nel 2010. Gli organizzatori della Fiera mettono poi l’accento sui volumi di scambio tra la Cina e il resto del mondo: importazioni di libri e prodotti cresciute di oltre il 20% sempre nel 2010, per un valore di circa 380 milioni di dollari americani, e importazione di diritti d’autore per circa 16.200 titoli, con una crescita anche in questo caso superiore al 20%.

Anche la presenza italiana nel mercato editoriale cinese è in costante crescita, e se nel 2001 erano soltanto 8 i titoli di cui la Cina aveva acquisito i diritti di traduzione, con la Cina che rappresentava il solo 7% dell’export librario italiano nei mercati asiatici, già nel 2007 si era passati a 142 titoli e 35% della quota export, e nel 2011 i titoli sono ulteriormente cresciuti a 447. L’editoria italiana farà quindi la sua parte in questa Fiera con uno stand di 150 mq, co-gestito dall’Istituto per il Commercio Estero – Agenzia e l’AIE, l’Associazione Italiana Editori, che vede protagonisti editori specializzati in letteratura per l’infanzia, design, architettura e arte. Questi gli editori che parteciperanno: Andrea Ferrari Group, Casalini Libri, Edizioni Edilingua, Istituto Geografico De Agostini, Goliardica Editrice, Gruppo Albatros Il Filo, Il Gioco di Leggere, Loescher Editore, Picci, Di Marsico Libri. L’editore sardo Agave Edizioni curerà inoltre una mostra intitolata “Giardini di seta”, collezione di foulard disegnati per Gucci tra gli anni ’50 e gli anni ’80 dallo stilista Vittorio Accornero, di cui Agave ha pubblicato il catalogo.